SUL  RIMPATRIO  DELLE  MONETE  DIVISIONALI  D’ARGENTO

RELAZIONE  DEL  DIRETTORE  GENERALE  DEL  TESORO

A  S.  E.  IL  MINISTRO

ROMA

1895

 

I.  Note preliminari

 

La questione del rimpatrio delle monete divisionali italiane si connette a quella dell’azione dei cambi forestieri sulla nostra circolazione monetaria.

Questi cambi cominciarono già nel 1887 ad essere quasi costantemente contrari all’Italia, con dei premi talvolta superiori a 2 ¼ %.  Il male si accentuò nel 1890 e nel 1891.  Dopo il 1891 le quotazioni non consentono più di parlare di cambio sfavorevole, ma di un deprezzamento effettivo e aggravantesi dei biglietti.  Nel 1893 si salì rapidamente da un aggio di 4 ad uno di circa 16 %, che si è temperato pigramente e non senza fatica nella primavera e nell’estate del 1894.  Le condizioni dei cambi si sono migliorate sensibilmente nell’inverno 1894-95, ed oggi si è a 5 % o poco più.

Al primo gennaio del 1888 esistevano nelle casse erariali, in spezzati d’argento, L. 14,435,155.  Da quel giorno a tutto il 31 dicembre 1891, ne pervennero dalla Svizzera, a copertura delle delegazioni per il servizio dei vaglia postali internazionali, per L. 8,450,000.  Non ostante questo notabile rifornimento, la valuta divisionale giacente nelle casse del Tesoro alla fine del 1891 rappresentava appena la somma di L. 3,420,869.  Durante l’anno 1892 la Svizzera mandò L. 1,650,000, e la Francia L. 4,764,000, cioè, in tutto, L. 6,414,000 di spezzati d’argento rientrarono nelle Casse dello Stato e furono da noi rimborsati mediante compensazione di delegazioni postali.  Al 31 dicembre dello stesso anno, il fondo erariale in monete divisionali era ridotto a non più di L. 2,142,505.

Fino dal 1891, il Ministero del Tesoro dovette preoccuparsi delle conseguenze della rarefazione delle monete divisionali, e, come si trae dalle cifre esposte, ha cercato di riparare, in qualche modo, ai vuoti che via via si andavano facendo nella circolazione.  Così furono accettati gli spezzati in pagamento dei nostri crediti nelle liquidazione postali, le quali dovrebbero essere saldate in oro; così furono fatte istanze ai Governi dell’Unione latina per ottonere spezzati da cambiare ai termini dell’art. 7 della convenzione del 6 novembre 1885; e con provvedimenti interni, che si sono dimonstrati inefficaci, si tentò di frenare la corrente delle nostre valute.

Il problema si impose in tutta la sua forza nel 1893, quando l’andamento dei cambi e l’esodo delle specie divisionali dimonstrarono che la crisi della circolazione minuta averso preso cammino ascendente,  e che oi male non si sarebbe troncato con espedienti e non misure contingenti.  Onde il decreto 4 agosto 1893, n. 452, che autorizzò la prima emissione di buoni di cassa a corso legale de una lira, garantiti e coperti per intiero da monete divisionali d’argento di conio italiano, immobilizzate nelle Tresorerie dello Stato; onde i laboriosi negoziati che condussero all’Accordo monetario per il rimpatrio di quelle nostre monete, sottoscritto a Parigi il 15 novembre 1893, e reso esecutivo soltanto col 25 marzo 1894.

Si rammenti che soltanto col 13 novembre 1893 fu ripristinato l’obbligo del pagamento dei dazi d’importazione in valuta metallica, il quale agevolò l’afflusso delle monete divisionali nelle casse del Tesoro.  Si rammenti che l’emmisione dei Buoni di Cassa governativi non potè avere effeto che alle fine di ottobre 1893, e che, per non contradire i patti monetari internazionali, l’emissione medesima doveva essere subordinata all’accantonamento degli spezzati, mentre il Tesoro per mesi e mesi era stato costretto al lavore delle Danaidi per rifornire la circolazione minuta, epperò ne era sprovvisto.  Si rammenti, infine, che, malgrado tutti gli sforzi del Governo intesi a impedire la violazione delle leggi sulla circolazione, non potè essere trattenuta l’emissione di Buoni fiduciari nelle Lombardia, nella Liguria, nel Piemonte, nell’Emilia e in qualche località del Veneto, emissione que, sebbene non abbia ecceduto il valsente di 4 milioni di lire, contribuì anch’essa ad aggravare la crisi, piuttosto che a temperarla.

 

II.  Rimpatrio delle monete indipendemente dall’Accordo

 

Nun si poteva quindi, attendere l’esito du quei negoziati per richiemare dall’estero, anche con sacrifizio, la maggior somma consequibile di spezzati italiani.

Già nel marzo 1893 il Ministero francese delle Finanze provvide ad una prima spedizione di monete divisionali italiane raccolte della Banca di Francia per il montare di 1 ½ milione.  Tale invio fu seguito, durante il primo semestre del 1893, da altre cinque spedizioni per il montare di 4 ½ milione.  Il rimborso ebbe ad effettuarsi mediante versamenti fatto a Parigi per conto del Tresoro dalla Società di Credito Mobiliare, dalla Banca Nazionale nel Regno, dalla Banca Generale e dalla Casa Rothschild fratelli di Parigi.  La spesa sostenutta per questo titolo dal Tesoro ascese a L. 268,693.10, in ragione dei cambi di allora che oscillavano tra un massimo di 4.80 e un minimo di 4.27 %.

Dopo il Decreto reale del 4 agosto, riguardante l’emissione dei Buoni di Cassa bisognava provvedere sollecitamente a rendere possibile quell’emissione con l’accantomento degli spezzati.  Erano già pronti per la emissione i primi Buoni di Cassa, allorchè il Tesoro non aveva disponibili per la immobilizzione più di 3 milioni di lire.  Al 30 novembre 1893 la Cassa speciale dei biglietti di Stato poteva disporre di 13 milioni di lire in Buoni, invece le divisionali immobilizzate o da immobilizzare rappresentavano appena L. 8,700,000, e si doveva, in breve tempo, giungere ai 30 milioni per soddisfare alle più urgenti ed insistenti demande delle rappresentanze ufficiali dell’industria e del commercio, e dei Municipi di alcune grandi città.

Nel novembre 1893 entrarono nelle casse del Tresoro altri 2 milioni di spezzati dalla Francia, con una spesa, a ragione della misura altissima del cambio, di lire 323 mila.  Nei mesi di gennaio e febbraio dell’anno 1894 il Tesoro ebbe della Francia altri 3 ½ milioni in spezzati, al rimborso dei quali venne provveduto mediante delegazioni sulla Banca de Rothschild fratelli di Parigi.  Col cambio a 14 % e più, l’acquisto delle controvalute, compresa la commissione, fece salir la spesa a L. 501,025.  In tutto, per il rimpatrio dalla Francia di circa 11 ½ milioni, antecedentemente all’Accordo monetario, ma coll’intesa del Governo francese, sono state spese L. 1,093,318.10 a titolo di cambio e commissione.  I noli ferroviari e le spese accessorie domandarono un ulteriore aggravio di L. 27,500 e cosi la spesa totale si elevò a L. 1,120,818.10.

Previ accordi con la Banca Nazionale Belga, dal 13 gennaio al 13 marzo 1894, si ottenne da essa l’invio in Italia delle monete divisionali italiane giacenti nelle sue casse, per il valore totale di 2 milioni.  Al rimborso della detta solla si provvide con chèques su Francia e con delegazioni sui signori de Rothschild fratelli di Parigi.

L’acquisto delle rispettivo controvalute costò al Tesoro, per cambio L. 300,125, e per commissioni L. 1,500.  A titulo di spese di imballaggio la Banca Nazionale Belga domandò un rimborso di Fr. 510, corrispondenti effettivamente a L. 613.63.  Per transporti e accessori si pagarono alle ferrovie L. 9,028.  In tutto, il recupero dal Belgio dei detti 2 milioni in monete divisionali costò al Tesoro italiano L. 311,266.63.

Di maggior rilievo è stata la quantità delle nostre monete raccolte nella Svizzera sia mediante acquisti diretti sia in conformità delle disposizioni sancite dall’art. 7 della Convenzione monetaria del 6 novembre 1885.

Le somme ritirate nel periode trascorso da giugno a tutto il 31 dicembre 1893 ascesero a 8 ½ milioni lire, con una spesa di L. 1,148,631.62.  Altre L. 3,400,000 in monete divisionali italiane provenienti dalla Svizzera entrarono nelle casse del Tesoro durante il primo trimestre dell’anno 1894.  La provvista delle valute estere occorrenti al rimborso di questa somma recò una nuova spesa di L. 514,693.38.

Il montare totale delle monete di conio italiano rimpatriate dalla Svizzera, dal giugno 1893 al 25 marzo 1894, ascese quindi a L. 11,900,000, con una spesa totale di cambio e commissione di L. 1,663,325.  Le spese di trasporto non superarono L. 1,808, quindi l’onere totale riguardante il detto ritiro fu di L. 1,665,133.

All’infuori delle somme provvedute all’estero con l’intervento dei governi o delle grandi banche, il Tesoro, si è procacciato con l’intervento di Insituti privati une somma di L. 3,235,610 in spezzati d’argento, i quali, per cambio e commissione, cagionarono una spesa effettiva di L. 241,469.75.

Epilogando le esposte notizie intorno al ritire degli spezzati italiani, prima dell’esecuzione dell’Accordo monetario, si ha :

Montare delle monete ritirate con l’intervento dei Governi o delle grandi Banche estere

dalla Francia
dal Belgio
dalla Svizzera

L.   11,499,909
2,000,000
11,900,000

  Totale L.   25,399,909

Montare delle monete ritirate con l’intervento di Instituti privati :

dalla Francia
dalla Svizzera
in Italia
 

L.    1,500,000
1,190,000
545,610
 




L.    3,235,610

 

Totale

L.  28,635,519

Montare delle spese di cambio e di commissione per le monete provenienti :

dalla Francia
dal Belgio
dalla Svizzera
da Instituti italiani

L.  1,140,465.55
301,625.—
1,830,253.61
27,393.69

 

Totale

L.  3,299,737.85

Montare dei noli ferroviari e spese accessorie per le provenienze :

dalla Francia
dal Belgio
dalla Svizzera

L.  25,500.—
9,641.63
1,808.—

 

 Totale

L.  38,949.63

Montare delle spese di immobilizzazione L. 15,000

Riepilogo delle spese

Cambi e provvigioni
Trasporti e accessori
Immobilizzazioni

L.   3,299,737.85
38,949.63
15,000.—

  Totale L.  3,353,687.48

Aggiungendo, alla cifra della spese, il valore nominale delle somme rimborsate, L. 28,635,519, si raggiunge un totale di L. 31,989,206.48, le quali rappresentano la somma provveduta dal Tesoro per lo anticipate rimpatrio dei nostri spezzati, in attesa della conclusione e delle ratifiche dell’Accordo monetario.

Come si vede, il sagrifizio è stato grave.  Soltanto a questo prezzo il Tesoro, anticipando in parte gli effetti dell’Accordo monetario, ha potuto prima rispondere alle più indeclinabili domande di valuta divisionale, e poscia sollecitare l’emissione dei buoni di cassa da una lira vivamente richiesti per fronteggiare le più urgenti necessità della minuta circolazione [1].

 

III.  Accordo monetario

 

Com’è noto, l’Accordo monetario, sottoscritto a Parigi il 15 novembre 1393, approvato dalla nostra Camera dei Deputati nella tornata 5 marzo 1894 e dal Senato in quella del di 8 marzo 1894, ebbe definitiva sanzione internazionale il giorno 25 marzo 1894, cioè nel giorno in cui furono scambiate le ratifiche.

Ai termini del nuovo Accordo, reso esecutivo in Italia con legge del 29 marzo 1894 n. 114, un conto corrente venne aperto all’Italia per l’addebitamento delle immobilizzazioni fatte per conto di essa dagli altri Stati dell’Unione, di spezzati italiani.  Le somme raccolte all’estero erano produttive di interesse dal giorno della immobilizzazione dichiarata fino al giorno del rimborso.

La notificazione delle immobilizzazioni doveva esser fatta dai diversi Stati all’Italia ed alla Francia ad un tempo.  A quest’ultima spettava di ripartire fra essi la quantità delle monete da spedirsi in proporzione delle richiesti che sarebbero fatte dal Tesoro italiano e delle somme rispettivamente raccolte nei diversi paesi.  L’Italia era obbligata a rimborsare un minimo di 45 milioni durante i primi quattro mesi dopo lo scambio delle ratifiche, e di 35 milioni per ogni trimestri successivo, fino a compiuto esaurimento delle somme raccolte e regolarmente denunciate dai diversi Stati.  Alla Svizzera venne accordata la facoltà di inviare direttamente in Italia, indipendentemente dall’accennato reparto, un somma di 15 milioni dei nostri spezzati da imputarsi sul minimo di 45 milioni sopra accennato.

La modalità per le spedizioni delle monete divisionali dalla Svizzera e dei relativi rimborsi per parte dell’Italia, per decisione presa nella nona seduta della Conferenza monetaria di Parigi, dovevano essere regolate direttamente fra le Delegazioni dei due paesi.  In seguito a ciò si convenne che, durante il periodo dei primi quattro mesi dopo lo scambio delle ratifiche, il governo italiano avrebbe rimborsato, nel termine de dieci giorni, tutti gli invii di mezzo milione o più che la Svizzera fosse in grado di fare fino all’esaurimento degli accennati 15 milioni.

 

§ 1.  Rapporti con la Svizzera

In esecuzione dei menzionati speciali accordi, il Governo elvetico iniziò le sue operazioni con una prima spedizione di L. 500,000, che giunse alla Tesoreria provinciale di Como sullo scorcio dello stesso mese di marzo 1894.

A tale invio, con brevi giorni di distanza l’una dall’altra, tennero dietro, nel periodo dei quattro mesi, altre 22 spedizioni tutte di mezzo milione, eccettuata una sola che raggiunse la cifra di L. 600,000, e cosi alla data del 25 luglio, in cui il termine prefisso al préciput venne a scadere, la Tesoreria di Como aveva ricevuto dalla Cassa Federale Svizzera la somma di L. 12,100,000 in monete divisionali d’argento.

Un’altra somma di L. 260,000, a valere sul detto préciput di 15 milioni calcolato a parte per la Svizzera, fu spedita nel giorno 2 agosto alla stessa Tesoreria, la giacenza di tale somma nelle Casse pubbliche svizzere essendo stata regolarmente preannunziata dal Governo federale nel giorno della scadenza del cennato patto speziale.

La cifra complessiva delle monete italiane rimpatriate dalla Svizzera in forza di quel patto ascese dunque a L. 12,360,000.

Il di 27 agosto il Dipartimento Federale delle Finanze denunciò alla Francia e al Tesoro italiano la immobilizzazione di L. 500,000, alle quali erano applicabili le disposizioni degli art. 4 e 5 dell’Accordo, esprimendo il desiderio di farne immediato invio in Italia ad ulteriore compensazione di un credito delle Poste italiane verso l’Amministrazione svizzera, al che, per parte del Tesoro, venne annuito [2].

Alla data del 24 ottobre 1894, in cui il Governo francese, ai termini dell’art. 5 dell’Accordo, ebbe a notificare la somma totale delle monete italiane ritirate da ciascun Stato dell’Unione, la cifra raccolta dalla Svizzera venne stabilita in L. 12,860,000.

Cessato da quel giorno per il Governo italiano l’obbligo di riprendere dalle Casse del Belgio e della Svizzera le nostre monete divisionali, pervenne però una novella notificazione del Ministero francese, secondo la quale il Governo Federale aveva dichiarata una ulteriore immobilizzazione di L. 158,879.90.  Sebbene tale notificazione fosse tardiva, il Tesoro italiano non ne rifiutò il rimborso, epperò la cifra totale delle monete ritirate dal Governo Elvetico si elevò a L. 13,018,579.90.

Nei prospetti allegati I e II sono indicati, distintamente per ciascun semestre, la data ed il montare dei diversi invii fatti dal Dipartimento Federale delle Finanze e dei rispettivi rimborsi per parte del Tesoro italiano.

Come apparisce dai citati prospetti, le rimesse spedite alla Svizzera in rimborso della somma di Fr. 13,018,579.90 si compongono così : Fr. 5,944,290 in oro; Fr. 4,829,289.90 in biglietti; Fr. 2,100,000 in delegazioni sulle R. Poste; Fr. 145,000 in argento.

Ponendo a raffronto le date di invio delle monete divisionali e quelle del loro rimborso, quali risultano dal prospetto I, si ha la dimonstrazione che il Tesoro italiano, senza attendere il termine dei dieci giorni fissato negli speciali accordi, ha quasi sempre provveduto la controvaluta in un termine più breve, in guisa da nun lasciare mai scoperto se non il solo invio in corso di spedizione.

A chiarire l’accennato rimborso in argento, occorre avvertire che il Governo Federale, avendo espresso il desiderio di ottenere il rimpatrio delle monete divisionali di conio elvetico possedute dal Tesoro, acconsentì di riceverle in pagamento degli spezzati italiani.  Così, il 2 agosto 1894, dalla Tesoreria provinciale di Como, ove le dette monete erano state riunite e accantonate, venne inviata alla Cassa Federale Svizzera la somma di Fr. 145,000 in monete divisionali elvetiche a parziale pagamento di una somma maggiore di monete di conio italiano.

Altre spedizioni di divisionali svizzere vennero fatte consecutivamente alla Cassa Federale per un montare di Fr. 70,000; ma esse furono estrane all’Accordo monetario o vennero regolate a forma dell’art. 7 della Convenzione del 6 novembre 1885.

Le monete d’oro spedite direttamente alla Cassa Federale Svizzera da diverse Tesorerie dello Stato ammontarono in tutto a Fr. 3,765,000.  La diminuzione effettiva del fundo aureo del Tesoro si è limitata per altro a Fr. 2,250,000, stante la avvenuta reintegrazione della somma di un milione e mezzo in oro raccolto in Italia e versato nelle Tesorerie di Torino e di Milano.

Invece, va tenuto conto delle somme in oro di cui la Svizzera sarebbe stata debitrice verso la Amministrazione delle R. Poste, e che, per richiesta del Governo federale, vennero compensate mediante accreditamento del Governo stesso, al quale il Tesoro ha rilasciato quattro delegazioni sulle Poste italiane del montare complessivo di Fr. 2,100,000 in pagamento di eguale somma di spezzati italiani.

Le spese sustenute dal Tesoro per il rimborso degli spezzati italiani raccolti e mandati in Italia dal Governo federale ascesero in tutto a L. 14,028,070.45 ripartite come segue :

Valore delle divise
Spesa per la provvista di fondi

L.  13,018,579.90
1,009,490.55

  Totale L.  14,028,070.45

La spesa par la provvista dei fondi va distinta in due partite : L. 7,920.55 importo dei premi e delle commissioni rispettivamente pagati alle Case Bancarie corrispondenti del Tesoro e ai corrispondenti esteri della Banca d’Italia; spese di cambio vere e proprie a L. 1,001,570.

Questa ultima somma si ragguaglierebbe a poco più del 7.67 % sul montare delle monete divisionali ritirate.  Se poi si dovesse tener conto delle somme rimborsato con invii di oro e di spezzati o che vennero compensate con delegazioni postali, in tutto Fr. 4,510,000, la spesa media percentuale verrebbe ad elevarsi virtualmente a 11.70 %.

Per il trasporte degli spezzati dalla Svizzera in Italia furono sborsate L. 1,677.

A questo spese devesi aggiungere quella derivante da due note trasmesse al Tesoro italiano dal Governo federale svizzero, la prima delle quali per Fr. 9,917.20 e la seconda per Fr. 1,832.80, a titolo di oneri accessori sostenuti per conto nostro dal detto Governo.

Riassumendo si ha :

Spese di cambio
Premi e commissioni
Spese di trasporto
Rimborsi alla Svizzera

L.  1,001,570.—
7,920.55
1,677.—
12,790.46

    Totale L.  1,023,958.01
  Aggiungendo alla predetta somma il montare nominale dei fondi provveduti, in L. 13,018,579.90
  So ottene il totale di   L. 14,042,537.91

Quest’ultima cifra rappresenta il montare delle somme occorse per il rimpatrio dalla Svizzera degli spezzati italiani in forza dell’Accordo monetario.

La verificazione delle monete spedite dalla Svizzera alla tesoreria di Como e da questa inoltrate a varie tesorerie del Regno non ebbe a patire verun indugio.  Le lievi differenze che si riscontrarono, per monete false, mancanti o esteri fuori corso, vennero regolate, direttamente e in via breve, tra i diversi tesorerie e la tesoreria di Como, e poscia furono appiante alla frontiera mediante reintegrazione fatta dai funzionari svizzeri delegati alla consegna degli spezzati a quelli italiani incaricati del ricevimento.

L’opera del Tesoro italiano ne’ suoi rapporti colla Confederazione è stata equamente apprezzata dal Governo svizzero, che, alla chiusura delle operazioni, si compuacque esternare la sua alta soddisfazione per la puntualità e la lealtà con le quali è effetuate il rimpatrio delle monete italiane.

 

§ 2.  Rapporti col Belgio

Le immobilizzazioni di moneto italiane notificate, in conformità dell’art. 5 dell’Accordo, dal Ministero delle finanze del Belgio al Governo francese, ascesero nel tutto insieme a L. 4,941,500, e furono poste a disposizione del Tesoro italiano per somme di L. 500,000 per volta, eccettuata l’ultima partita di L. 441,500.

Il rimpatrio delle dette monete si è effettuato in dieci spedizioni, il montare delle quali corrispose ai riparti stabiliti del Ministero delle finanze di Francia.

La prima ripartizione ebbe luogo nel giorno 29 maggio e l’ultima di esse alla data del 22 settembre.

I fondi per il rimborso vennero talvolta disposti anticipatamente o al più tardi nel giorno successivo a quello in cui pervenne dal Governo belga la notizia degli invii in Italia di monete divisionali, il tutto come apparisce dal prospetto allegato III, nel quale sono indicate le differenze alla fine di ciascun mese fra le monete immobilizzate e rimpatriate e i fondi provveduti.

I rimborsi vennero fatti metà in oro e metà in biglietti, in perfetta conformità dell’art. 4 dell’Accordo, e le valute rispettive furono poste a disposizione del Ministero belga delle finanze mediante versamenti eseguiti per conto dal Tesoro alla Banca Nazionale del Belgio.

La somma occorsa per la suddetta provvista di fondi ascese a L. 5,483,470 nella quale somma i cambi figurano per L. 537,333.10, e le commissioni bancarie per L. 4,037.10.  Tutte le valuto vennero fornite a mezzo dei corrispondenti della Banca d’Italia, la quale ne consegui il rimborso rispetto a L. 3,509,111.50 con ordini di portafoglio pagabili in carta presso la Tesoreria centrale, e rispetto a L. 2,074,358.50 mercè compensazione con una corrispondente somma nel conto dei certificati per pagamento dei dazi di importazione.

Nel riguardi del bilancio della spesa è da stabilire che il carico dell’esercizio 1893-94 si è limitato, per il predetto titulo, a sole L. 130,832.50, laddove l’onere per l’esercizio 1894-95 si eleva a L. 411,147.61, e così, per i due esercizi insieme, a L. 541,970.11.  Questa cifra corrisponde alla ragione di 10.87 % per la spesa di cambio e di 0,09 % per commissioni pagate dalla Banca d’Italia si suoi corrispondenti.

La verificazione dello intiero stock di monete divisionali pervenuto dal Belgio ha dato luogo all’accertamento di una differenza di sole L. 422.20 constituta da L. 123.60 di monete false, L. 162.50 di monete mancanti e L. 136.10 di monete estere fuori corso, cosicchè l’intero scarto si ragguaglia a soli 8 ½ centesimi per ogni mille lire.

Por queste differenze il Tesoro italiano ebbe regolare accreditamento dal Governo belga.  Quindi, alla chiusura delle operazioni, il montare delle moneto effettivamente rimpatriate si riduceva a L. 4,941,077.80.

Il rimborso dato essendo invece di L. 4,941,500, la differenza ha servito a parziale compenso della maggior somma dovuta per interessi sulle notificate immobilizzazioni.

La somma degli interessi e delle spese addebitate al conto corrente del Tesoro a forma dell’art. 4 dell’Accordo è stata di L. 14,368.04, giusta la distinta tramessa dal Ministero Belga delle Finanze.  Al rimborso rispettivo si è provveduto con una rimessa a saldo, al cui acquisto occorsero per cambio e per commissioni L. 697.29 e così in totale L. 15,065.33.

Le spese di trasporto degli spezzati furono sistenute, all’arrivo dei diversi invii, dalle Tresoreria destinatarie anche per il percorso dal punto di partenza fino al confine italiano.  I rimborsi alle Società ferroviarie per noli e accessori escerero a L. 8,500 nel periodo dal 25 marzo al 30 giugno 1894, e a L. 14,436 per il secondo semestre dell’anno stesso, e così complessivamente a L. 22,936.

Le cifre seguenti riassumono le notizie esposte intorno al ritiro dei nostri spezzati dal Belgio dopo la ratifica dell’Accordo.

Montare delle monete ritirate
Spese per cambi e commissioni
Noli ferroviari e spese accessorie

L.  4,941,077.80
541,970.11
22,936.—

Interessi e spese rimborsati al Governo Belgo

 
Interessi
Rimborsi
Per acquisto della rimessa

L.  9,489.44
4,878.60
697.29

Totale

15,065.33

 
 

Totale

L. 5,521,049.24

La media percentuale della spesa per tutte le monete rimpatriate dal Belgio si ragguaglia cunque a 11.74 %.

 

§ 3.  Rapporti con la Francia

La prima immobilizzazione di monete divisionali italiane notificata dal Ministero delle Finanze della Repubblica francese, ai termini dell’art. 5 dell’Accordo, risale al giorno 11 aprile 1894, cioè quindici giorni dopo la ratifica del nuovo patto monetario.  Al giorno 25 aprile le somme raccolte in Francia già rappresentavano più di 10 ½ milioni.

Fino dai primordi, mentre il Tesoro procurava di assicurarsi la disponibilità delle somme in valuta aurea occorrenti per i primi rimborsi alla Francia, si ravvisò essere prudente, in previsione di possibili difficoltà nel mercato monetario, di provvedere gradatamente, in anticipazione e secondando le occasioni, somme in oro da versarsi al Tesoro francese, senza attendere l’avviso delle nuove raccolte.  Ciò anche alle scope di diminuire l’onere stabilito dall’art. 4 dell’Accordo monetario, il quale poneva a carico nostro l’interesse annuale del 2 ½ % dalla date della immobilizzazione fino al giorno della spedizione, e del 3 ½ % a partire dal decimo giorno dell’invio delle monete in Italia.

Le preoccupazione del Tesoro, un anno fa, non erano ingiustificate.  Se non era difficile il provvedere al rimborso dello divisionali italiane con assegni su Francia, potevasi incontrare qualche ostacolo nel raccogliere somme in oro effettivo di qualche entità a termine fisso.

Stabilita la massima di esseguire possibilmente i versamenti secondo la nostra convenzione anche in anticipazione, e non volendo che le somme anticipate avessero a rimanere interamente infruttifere, si avviarono negazione col Governo francese per ottenere la facoltà di far rimesse alla Tesoreria Centrale di Parigi e a quelle di Marsiglia e di Lione prevenendo le demande per l’invio delle monete divisionali in Italia.

Si chiedeva inoltre, per ogni versamento fatto nelle casse della Repubblica, l’eliminazione del carico degli interessi sopra una somma di valute divisionali immobilizzate corrispondente a quella dell’oro versato ed a partire dal giorno del versamento.

Queste pratiche approdarono a buon fine per ciò che riguarda i versamenti anticipati, non cosi per la invocata completa cessazione del carico degli interessi.

E le ragioni addotte dal ministro degli affari esteri di Francia in una nota diretia, il di 11 maggiu 1894, al nostro ambasciatore a Parigi giustificavano il parziale diniego.  Dicevasi che, approvato l’Accordo monetario del 15 novembre 1893, il Ministero delle finanze della Repubblica aveva stretto con la Banca di Francia una convenzione, in forza della quale, quell’intituto di credito incaricandosi di raccoglieri e accantonare le monete divisionali italiane sparse su tutta la superficie della Francia, in compenso della perdita di interessi e delle spese che avrebbe dovuto incontrare per l’assunto incarico, aveva diritto all’interesse dell’uno per cento, sul montare delle monete italiane da esso immobilizzate, dal giorno della immobilizzazione e fino a quello del rispettivo invio in Italia.  Ciò stante, il Governo della Repubblica non poteva aderire la tutto al desiderio espresso dal Governo italiano.  Infatti l’interesse dell’uno per cento, spettante alla Banca di Francia in virtù della precitata convenzione, sarebbe rimasto a carico del Tesoro francese dal giorno del versamento in oro fatto dall’Amministrazione italiana fino al giorno della spedizione in Italia delle monete divisionali.

Tuttavia il Governo francese consentì a che i versalenti in monete d’oro che il Tesoro italiano si proponeva di eseguire in anticipazione fossero portati a credito del conto corrente aperto in virtù dell’art. 4 dell’Accordo monetario del 15 novembre 1893, fruendo dell’interesse dell’uno e mezzo per cento dal giurno successivo a quello del versamento fino e copreso il giornu della spedizione della somma rispettiva in valuta divisionale.  ln seguito a ciò si convenne :

«I versamenti in anticipazione non potranno essere fatti che in monete d’oro, e devranno essere mantenuti in tali limiti, che il totale delle somme versato alla Francia non abbia ad oltrepassare il montare delle immobilizzazione notificate dalla Francia all’Italia.

«Per siffatte anticipazioni I’Italla avrà diritto ad un interesse dell’uno e mezzo per cento dopo e compresa la dimane del versamento fino e compreso il giorno della spedizione di monete in Italia, dalla quale data soltanto si sarebbe applicato il saggio del 2 ½ % sulle anticipazioni stesse da farsi alla Tesoreria Centrale di Parigi e alle Tesorerie di Lione e di Marsiglia.»

Successivamente, a semplificare le operazioni, la Banca di Francia si assunse anche l’incarico di ricevere i versamenti in oro e in biglietti fatti dai corrispondenti del Tesoro Italiano alla Cassa Principale di Parigi e alle Succursali di Lione e di Marsiglia, e di accreditare il montare dei versamenti in oro, fatti in anticipazione, in conto corrente fruttifero.  In realtà il Governo francese, di proprio suo impulso, accreditò in conto corrente fruttifero anche i versamenti anticipati che il Tesoro italiano ebbe occasione di fare eseguire in biglietti.

Fissati i patti accennati, il Tesoro ebbe cura costante di eseguire anticipatamente e secondo convenienza le provvisto dei fundi con prevalenza dei versamenti in oro, salvi a completare con rimessa pagabili in biglietti il rimborso dei diversi invii, in guisa però da conservare esattamente e sempre la proporzione delle valute stabilita dall’Accordo monetario del 15 novembre 1893.

E infatti, ove si eccettuino le prime spedizioni fatte sulla fine di aprile, e anteriori a quei patti, per il rimborso delle quali le provvisto di fondi vennero eseguite a brevi giorni di distanza dall’invio, il conto del Tesoro è rimasto costantemente creditore, e la richiesta di nuovi invii di monete dalla Francia furono quasi sempre procedute da anticipate rimesse.

Al 30 settembre 1894, essendo prossochè esaurito il ritiro dei nostri spezzati dalla Francia, si ebbe ancora un piccolo avanzo.  Nei mesi successivi, il Tesoro si è limitato a richiedere l’invio delle insignificanti ritardive immobilizzazioni dell’Algeria e delle colonie francesi, che vennero rimborsate immediatemente dopo la notifica, e prima ancora che le monete fossero pervenute in Italia.

Alla fine del primo semestre 1894, gli spezzati italiani raccolti nella Francia continentale, nell’Algeria e nelle colonie francesi rappresentavano a L. 36,954,264.10.  Alla stessa data, il Tesoro ne aveva già ricevutti per L. 21,410,000 e altre L. 5,405,000 erano in corso di spedizione; così, in totale, le monete spedite dal Governo francese in sette distinti invii ascesero a L. 29,815,000.

Le prime quattro spedizioni, giusta la richiesta fattane al Ministero delle Finanze a Parigi, furonu dirette alla Tesoreria Centrale a Roma per un montare di oltre 16 milioni di lire.  Ad ovviare il grave ingombro che avrebbe prodotto l’accumularsi nella Tesoreria Centrale dello intiero stock delle monete divisionali da ritirare, e altresi allo scopo di agevolare l’opera di verificazione dei successivi invii, si credette conveniente di ripartirli fra la Tresoreria Centrale e le Tresorerie di Padova, Pavia, Verona, Torino, Napoli, Parma, Udine, Vicenza, Cremona, Venezia e Porto Maurizio.

Nel secundo semestre del 1894, le ultoriori immobilizzazioni denunciate dalla Francia a tutto il 21 novembre, giorno in cui si ebbe la trentaduesima ed ultima notifica, ammontarono a L. 20,267,926.20 e così in tutto le monete raccolte dalla Francia, che diedero luogo a venti spedizioni, ascesero a L. 57,222,190, delle quali al 1° dicembre era interamente esaurito il ritiro.

Nei prospetti allegati IV e V è data notizia per ciascun semestre delle somme immobilizzato dalla Francia del montare degli invii fatti, delle somme versate alla Banca di Francia per conto del Tesoro italiano, ed in infine delle differenze in più o in meno fra le immobilizzazioni dichiarate dalla Francia e i fondi provveduti dai Tesoro italiano e fra questi e le spedizioni di monete fatte dalla Banca di Francia.

L’Accordo monetario essendo entrato in vigure nel 25 marzo 1894, col giorno 25 luglio le Casse pubbliche del Belgio, della Francia, della Grecia e della Svizzera dovevano astenersi dal ricevere ulterioremente le monete divisionali italiane.  Peraltro era fatta eccezione rispetto a quelle dell’Algeria e delle Colonie Francesi, alle quali provenienze l’art. 3 dell’Accordo consentiva la dilazione di un mese.  Onde le immobilizzazioni dichiarate a tutto il 25 luglio riguardavano le monete raccolte nella Francia continentale, nell’Algeria e nelle Colonie, mentre, da quella data, le immobilizzazioni denunziate riferivansi a monete raccolte nelle Colonie e nell’Algeria.

A forma dell’art. 5 dell’Accordo, tre mesi dopo la scadenza dei termini stabiliti, il Governo francese aveva l’obbligo di dichiarare al Governo italiano il montare totale delle monete divisionali ritirate dalla circolazione nei diversi Stati della Unione.  E in fatti il Governo francese notificò a quello italiano la quantità delle monete delle quali si era operato il ritiro, e cioè :

in Francia
nel Belgio
nella Svizzera [3]

L.  55,748,676.50
4,941,500.—
12,860,000.—

Il Governo ellenico non ha fornito alcuna notizia intorno alle monete italiane ritirate dalla circolazione.

Per altro, alla data stessa, le monete già spedite dalla Banca di Francia in Italia rappresentavano la maggiore somma di L. 57,222,190.30, la differenza in L. 1,473,513.80 equivalendo al montare delle monete raccolte nell’Algeria e nelle colonie, per le quali, giusta il combinato disposto degli art. 3 e 5 del patto monetario, il Governo francese aveva il diritto di notificare le immobilizzazioni un mese dopo la scadenza assegnata agli altri Stati.

Il di 30 gennaio 1895, pervenne al Tesoro una lettera dello stesso Ministero delle finanze della Repubblica francese, con la quale annunziando l’arrivo a Marsiglia della colonia di Tahiti di una somma in monete italiane per L. 10,300.70, e giustificando il ritardo della denuncia con la mancanza di regolari comunicazioni fra quella lentana colonia et la Metropoli, si demandava se il Tesoro italiano, malgradao che i termine fossero spirati, sarebbe stato disposto a ricevere le monete suddette.  Alla quale richiesta se è di buon grado consentito, non meno per la giustificazione addotta, quanto per doveroso riguardo di cortesia internazionale.

In seguito a preventiva verificazione delle detto monete eseguita dalla Banca di Francia, il montare di esse essendosi ridotto a L. 9.988.70 la cifra totale delle monete rimpatriate dalla Francia e da suoi possedimenti per effeto dell’Accordo monetario fu de L. 57,232,179.

Ecco ora qualche notizia sommaria interno alle spese occorse sia a titolo di cambio et commissioni per la provvista alla Francia delle contravalute, sia rispetto ai noli ferroviari, come intorno ad altre spese che, secundo i patti di Parigi, dovecano essere supportate dal Tresoro italiano.

La provvista dei fondi ha assorbito la somma di L. 63,769,226.67, delle quali per L. 36,132,295.12 a carico del bilancio dell’esercizio 1893-94 e L. 27,636,931.55 a carico dell’esercizio 1894-95 corrente.

La spesa occorsa per la detta provvista ascese nell’esercizio 1893-94 a L. 3,782,295.12; nellesercizio corrente L. 2,754,440.55.  La spesa complessiva è stata dunque di L. 6,536,735.67 ripartita come segue :

Spese di cambio
Commissioni a Case banciare
corrispondenti del Tesoro
Commissioni a corrispondenti esteri della Banca d’Italia

L.  6,499,252.07
11,122.50

26,361.10
 

  Totale L.  6,536,735.67

Quanto alla spesa del cambio, essa presenta una media effettiva di L. 11.42 per ogni cento lire di spezzati dei quali è stato effettuato il rimborso.

Relativamente mite risultò la spesa per premi i commissioni bancarie che, sull’insieme delle somme pagate alla Francia, risponde appena a 65 centesimi per ogni mille lire.  Una ragione di spesa così moderata deriva da ciò che il premio non ha superato l’uno per mille, e fu corriposte unicamente sulle valute in oro versato effettivamente alla Banca di Francia.

Ciò venno agevolato mercè speciali accordi passati fra il Tesoro e la Direzione Generale della Banca d’Italia.  A questa, secondo i bisogni, venne affidato l’incarico di provvedere le remisse da acquirtarsi nei momenti più propizi e nel migliore interesse dell’erario.  E qui par doveroso a chi scrive di notare che, nel disimpegno della delicata missione affidarale, la Banca ebbe a corrispondere degnamente alla aspettativa della Amministrazione dello Stato anche nei momenti più difficili dell’operazione.

Al rimborso delle valute versate all’estero fu, generalmente, provveduto con ordini di portafoglio.  Per alcune rimesse, del montare complessivo di L. 14,832,500, si è provveduto mediante compensazione di altrettanta somma dovuta dalla Banca d’Italia al Tesoro in conto versamenti per dazi di importazione.

Le spese per il trasporto degli spezzati spediti dalla Francia ascesero a L. 68,716 e a L. 75,112.46.  La prima di queste somme comprende i rimborsi di tasse ferroviarie e le spese anticipate dal Tesoro a partire dal 26 aprile 1894, giorno in che avvenne il primo invio di spezzati in applicazione dell’Accordo monetario, fino al di 30 giugno 1894, e fa carico all’esercizio 1893-94.  La seconda si riferisce ai rimborsi e alle spese che dovranno figurare nel conto del corrente esercizio.  Il totale della spesa, durante l’Accordo monetario, si elevò, per questo titolo, a L. 143,828.46 che corrispondono al 2.51 per mille [4].

Non ostante i provvedimenti eccezionali adottati dalla Tesoreria Centrale per affrettare la verificazione delle grosse partite di spezzati affluite nelle sue casse dalla Francia, non fu possibile, nel primo trimestre dopo lo scambio delle ratifiche, di ottenere lo scarico definitivo di alcun invio.  Questo ritardo si spiega quando si guardi alle entità delle somme da verificare, e alla forzata lentezza delle operazioni per non ammettere veruna moneta irregolare, essendosi deciso di sottoporre alla perizia tecnica della Regia Zecca quelle monete che venivano sospettate come false.

Essendosi ripartiti, come si è accennato, fra le diverse Tesorerie del Regno gli invii dalla Francia e dal Belgio, e, grazie alla momentanea sosta negli arrivi delle monete, la Tesoreria Centrale, potè far conoscere nel mese di giugno l’esito della prima verificazione.  Risultò da essa che, nella prima spedizione dei nostri spezzati fatta dalla Francia, per un montare di 6 milioni di lire, la differenza era di sole L. 143, costituita per L. 63 da monete mancanti, e per L. 80 da monete considerate false, differenza che si ridusse definitivamente a sole L. 60 in seguito a diligente esame della Zecca [5].

Le successive verifiche non diedero risultanze sostanzialmente diverse come risulta dal prospetto allegato VI.

Per ciò che riguarda le monete fuori corso, è da avvertire che il Tesoro, interpretando nel senso il più lato l’Accordo del 15 novembre 1893, si è astenuto dal respingere, come strettamente ne avrebbe avuto il diritto, una certa quantità di spezzati coniati in Italia ma non aventi corso legale.

Come risulta dalle cifre esposte nell’allegato VI il déficit accertato per le provenienze dalla Francia e dalle sue colonie si riduce a L. 5,773.90 :

Monete falsi
Monete mancanti
Monete fuori corso

L.  1,986.90
1,963.—
1,824.—

  Totale L.  5,773.90

Di tale importo, che va suddiviso in 457 spedizioni fatte dalla Cassa principale della Banca di Francia, dalle molte sue succursali e dai suoi uffici ausiliari, il Tesoro è stato integralmente accreditato dal Ministero francese delle Finanze via via che vennero fatti noti al medesimo i risultati delle verificazioni.

Nel corso delle dette verificazioni quasi nulla di anormale si è riscontrato.  Soltanto due bisaccie, pervenute l’una da Bordeaux e l’altra da Morlaix, presentarono una dolosa sostituzione di monete di bronzo a quelle di argento, ma per somma di poca rilevanza : L. 76 per la prima provenienza e L. 88 per la seconda.  Anche in altre due spedizoni si dovetto rilevare qualche insignificante divario nel peso accertato all’arrivo, in confronto di quello segnato in partenza.

Di tutte le mancanze riscontrate si è steso regolare processo verbale, che, sottoscritto non solo dal personale di Tresoreria, ma eziandio da un ufficiale superiore del Tesoro, delegato a presenziare e vigilare le operazioni di riscontro, venne trasmeso al Ministero delle Finanze della Repubblica.

In desiderio espresso dal Governo francese, le monete di scarto furono spedite direttamente alla Banca di Francia, la quale accreditò il conto del Tesoro di tutti indistintamente gli scarti e le mancanze.

Non sarà inutile la stabilire, prendendo per base le esposte notizie, che di fronte alla cifra di spezzati ricevuti dalla Francia, le monete di scarto o mancanti rappresentarono una media di L. 0.10 per ogni mille lire.  Quanto alle monete false esse non raggiunsero neppure la proporzione di L. 0.04 per ogni mille lire.

Detraendo dal montare degli spezzati dichiarati come immobilizzati dalla Francia, la cifra delle monete di scarto, e le L. 312, costituenti la differenza fra l’ammontare delle monete denunciate come provenienti dalla colonia di Tahiti e quello della verifica fattane della Banca di Francia, il fondo in argento si riduce a effettive L. 57,226,405.10, con aumento del credit del Tesoro verso il Governo francese di L. 6,085.90.

Notificato alla data del 19 febbraio 1895 il risultato dell’ultimo riscontro delle monete spedite della Francia, il Tesoro, desiderando di chiudere e liquidare definitivamente il conto corrento fruttifero aperto ai sensi dell’art. 4 dell’Accordo, rivolse preghiera al Ministero delle Finanze a Parigi di fargli conoscere il preciso montare delle somme dovute per interessi o per altro titolo con la trasmissionne di una estratto del conto stesso.

Da tale estratto, giunto testè, la cifra degli interessi dovuti al Governo francese in conformità anche dalle scritture contabili tenute dall’Ufficio del Portafoglio, risultò di Fr. 92,913.56, meno Fr. 72.96 per interessi sulle monete di scarto.  La somma domandata in rimborso delle spese di trasporto e accessorie, ai termini dell’art. 9 dell’Accordo, ammontò a Fr. 53,539.59.

Per la rimessa di tali somme in divise su Parigi occorsero L. 4,711.06 a L. 2,424.07 con una spesa rispettiva di L. 97,552.26 e L. 55,962.66.

Segue il riassunto dell’intiero movimento di fondi per il ritiro dalla Francia delle nostri divisionali, e il montare delle spese occorse per le operazioni compiute in virtù dell’Accordo monetario :

Montare delle monete effettivamente ritirate dalla Francia [6]
Montare delle spese per cambio, premi e commissioni
Montare del noli ferroviari e spese accessorie

L.  57,226,405.10
6,536,735.67
143,828.46

Montare degli interessi e spese da rimborsare alla Francia
Interessi sul conto corrento
Spese di trasporto e accessorie rimborsate
Spesa per acquisto della rimessa

L.  92,840.60
53,538.59
7,135.73

 

 Totale

L.  153,514.92

Somma occorsa per il ritiro delle nostre divisionali dalla Francia, in virtù dell’Accordo monetario

L. 64,060,484.15

La media della spesa è stata così di 11.94 %.

 

IV.  Riassanto delle operazioni avvenute prima e dope l’Accordo

 

Per ridurre ad unità le notizie esposte singolarmente per i diversi paesi dell’Unione, sarà opportuno di raggruppar quelle riguardanti le immobilizzazioni e gli invii di monete divisionali, e quello riguardante le spese occorse per le provviste dei fondi, per il pagamento dei noli ferroviari, per gli interessi e rimborsi dovuti ai Governi mittenti, e infine per la immobilizzazione degli spezzati nelle Tesorerie del Regno.

Il valore delle nostre monete divisionali immobilizzate nei paesi dell’Unione in virtù dell’Accordo è stato di L. 75,192,258.90.  Ove si deduca il montare degli scarti in L. 6,196.10, si ottiene la cifra di L. 75,186,062.80, la quale rappresenta il valore delle monete effettivamente introitate dal Tesoro dal 25 marzo 1894 in poi.

Se a questa somma si aggiunge quella di L. 28,635,519 in spezzati, che, come si è veduto, furono introdotti antecedentemente nel Regno con onere del Tesoro, si ha la cifra di L. 103,821,581.80 [7].

Al rimborso delle divisionali rimpatriate prima dall’Accordo si provvide quasi esclusivamente con divise estere, l’acquisto delle quali costò L 31,935,256.85, con una spesa effettiva di L. 3,299,737.85 tra cambio e commissioni ed una media percentuale di L. 11.44 per il primo e di L. 0.08 per le seconde.

Pei rimborsi degli spezzati pervenuti al Tesoro in virtù dell’Accordo, le rimesse furono fatte nelle seguenti valute :

  Oro Biglietti Delegaz. postali e valute d’argento Totale
Alla Francia
Alla Svizzera
Al Belgio
28,616,245.50
5,944,290.—
2,470,750.—
28,616,245.50
4,829,289.90
2,470,750.—
 
2,245,000
 
57,232,491.—
13,018,579.90
4,941,500.—
Totale 37,031,285.50 35,916,285.40 2,245,000 75,192,570.90

La cifra degli spezzati introitata dal Tesoro per virtù dell’Accordo, essendo stata di nette L. 75,185,062.80, il conto del Tesoro, al chiudersi delle operazoni, era creditore, per questo titolo, di L. 6,508.10.

La spesa occorso per procurarsi le dette valuta ammontò a L. 8,088,196.33 e cioè : L. 8,038,155.08 per cambi e L. 50,041.25 per commissioni, con una media di L. 10.69 per cento rispetto al cambio e di L. 0.06 per mille per commissioni.

Tenuto conto delle somme rimborsate con diretto invio dalle Tesorerie italiane di spezie metalliche, ovvero compensate a favor nostro, in tutto L. 4,510,000, le provviste fatte effettivamente dal Tesoro in seguito all’Accordo si riducono a L. 70,682,570.90.  Quindi la media del cambio per gli acquisti si eleva realmente a L. 11.39 per cento, e quella dei premi e commissioni a L. 0.70 per ogni mille lire provvedute.

Riunendo le spese per cambio e commissione sostenute prima e dopo le ratifiche dell’Accordo si ha :

Spese anteriori al 25 marzo 1894
Spese dal 25 marzo 1894

L.  3,299,737.85
8,088,196.33

 

Totale

L.  11,387,934.18

Le dette spese vanno attribuite ai tre esercizi 1892-93, 1893-94, 1894-95 :

Esercizio 1892-93
Esercizio 1893-94
Esercizio 1894-95
L.     381,048.79
7,830,461.62
3,176,423.77
  Totale L.  11,387,934.18

Le anticipazioni fatte dalle Tesorerie provinciali e dalla centrale per spese ferroviarie e accessori, nel periodo dal 1° gennaio 1893 a tutt’oggi ammontarono a L. 323,999.50.  Per altro, in seguito ai reclami sporti dal Tesoro, già si ebbe dalle Società esercenti le strade ferrate la rifusione di L. 40,143, salvo la risoluzione di altri reclami tuttora pendenti.

Rimarrà la somma di L. 283,856.50 a rappresentare l’onere effettivo occasionato dal trasporto ed accantonamento delle monete di conio italiano rimpatriate prima e dopo l’Accordo.

Questa somma, che comprende i noli ferroviari e le spese di contazione e di immobilizzazione è stato pagate così :

Dal 1° gennaio 1893 al
25 marzo 1894
Spese ferroviarie
Spese di immobilizzazione
L.  38,336.—
15,000.—


L.  53,336.—
Dal 25 marzo 1894 al
30 giugno 1894

Spese ferroviarie
Spese di immobilizzazione
Spese di contazione
L.  78,407.—
22,500.—
1,112.—



L.  102,019.—
Dal 1° luglio 1894 al
31 gannaio 1895

Spese ferroviarie
Spese di immobilizzazione
Spese di contazione
L.  90,034.46
22,754.18
15,712.86



L.  128,501.50
    Totale L.  283,856.50

Le anzidette spese riguardano tre esercizi :

1892-93
1893-94
1894-95

L.   4,053.—
48,430.—
231,373.50

Le spese di trasporto ed accessorie domandate dai Governi dell’Unione in esecuzione dell’art. 9 dell’Accordo, ascesero a Fr. 70,167.19, cioè :

Francia
Svizzera
Belgio

Fr.  53,538.59
11,750.—
4,878.60

 

Totale

Fr.  70,167.19

Per il rimborso di questa somma sono state spese tra cambi e commissioni L. 4,000 circa.

Le dette spese fanno carico esclusivamente all’esercizio 1894-95.  Altrettanto si dica di quelle per interessi sulle somme immobilizzate, che ammontarono a Fr. 102,330.04, ripartite come segue :

Francia
Belgio
Fr.  92,840.60
9,489.44
  Totale Fr.  102,330.04

Per il rimborso delle dette somma si spesero, inoltro, per cambio e commissioni, circa L. 5,000.

Altra spesa di L. 23,000 circa la si ebbe per interessi dovuti alla Banca d’Italia nella misura di 1 % sulle somme da essa versate in anticipazione, di che si dirà appresso.

L’allegato VII dà particolareggiata dimostrazione delle spese occorse per l’esecuzione dell’Accordo monetario.  Quì basterà notare che mentre per l’esecuzione di esso era preventivata la spesa di 10 milioni di lire, l’onere effettivo a carico del bilancio ascese a L. 8,524,047.68.  Onde una minor spesa di L. 1,475,952.32.

Unendo insieme tutte le spese sostenuto dal Tesoro per il ritiro degli spezzati italiani dal 1° gennaio 1893 in poi, si raggiunge la cifra totale di L. 11,877,735.16.  Di queste L. 3,353,687.48 furono spese prima dell’Accordo con una media di L. 11.70 per ogni cento lire di spezzati ritirati, e L. 8,524,047.68 circa in esecuzione dell’Accordo stesso, con una media di L. 11.34 per cento.

La somma in lire italiane occorsa per il rimborso e il rimpatrio degli spezzati essendo ascesa nel tutto insieme a L. 115,699,316.96, la media unica della spese è di L. 11.44 per cento.

Dopo il ritiro degli spezzati dalla circolazione, era opportuno di rimandare al luogo di origine quelli di conio forestiero.  Ne è stato demandato il cambio alla Francia ed al Belgio conformemente alle disposizioni dell’art. 7 della Convenzione monetaria del 6 novembre 1885, confirmata dall’art. 16 dell’Accordo del 15 novembre 1893.  Tale cambio, infatti, ebbe luogo.  La Francia rimborsò al Tesoro L. 591,000, il Belgio L. 48,000 e la Svizzera L. 70,000, e così in tutto L. 709,000.  A questa somma aggiungendo L. 145,000 date alla Svizzera in pagamento di spezzati italiani, e inoltre L. 200,000 in monete di conio greco, giacenti nelle casse del Tesoro, si trae che le divisionali di conio estero già nelle casse dello Stato superarono il milione di lire.

Il rimborso delle rispettive monete divisionali venne dato dalla Francia in pezzi da cinque lire di conio italiane, e dal Belgio e dalla Svizzera in oro.  Per ciò che riguarda la Grecia sono state iniziate le pratiche per ottenere il cambio degli spezzati di suo conio.

Nel riassumere quanto riguarda le operazioni per l’applicazione dell’Accordo, è da porre in rilievo la grande lealtà e il buon volere dimostrati dai Governi della Francia, della Svizzera e del Belgio nei loro rapporti col Tesoro italiano, sia con la sollecitudine nel secondarne le richieste, sia agevolandogli il procedimento pei versamenti delle valuta in rimborso.

Della Grecia non si è tenuta parola non essendo parvenuta veruna comunicazione ufficiale in esecuzione dell’Accordo monetario.  Si ha però ragione di ritenere che la cifra delle divisionali italiani raccolta nelle casse elleniche sia insignificante, mentre, come si è accennato, di qualche rilievo è quella delle monete di conio greco esistenti nelle nostre casse.

Ciò premesso non sarà superfluo di aggiungere che l’Amministrazione italiana non solo si è scrupulosamente attenuta alle prescrizioni dell’Accordo del 15 novembre 1893, ma le ha eseguite con larghezza.  Così mentre il rimborso dei primi 45 milioni poteva compiersi col giurno 25 luglio e quella del secondo contingente sino a 35 milioni col 25 ottobre 1894, fino dal 6 luglio la nostra provista di fondi all’estero ammontava a Fr. 46,330,000, ed un mese prima che scadesse il secondo termine il rimborso di tutte le monete immobilizzate nella Francia continentale, nella Svizzera e nel Belgio era interamento esaurito, non rimanendo a ritirare che una piccola somma di spezzati, che pervennero successivamente dall’Algeria e dalle Colonie francesi.

Il sollecito ritiro delle divisionali italiane, imposto dalla necessità delle cose, e la prontezza delle rimesse che precedettero o tosto seguirono gli invii di monete fatte dai Governi furestieri non gravarono l’erario, giacchè l’acquisto delle divise fu graduato con la dovuta prudenza, in modo da evitare rilevanti simultanee richieste, dannose al mercato, e profittando dei momenti ritenuti meno sfavorevoli per procedere alla incetta della valute.

Verso la metà di giugno, per agevolare l’operazione degli spezzati che avrebbe trovato qualche difficultà per la situazione di Cassa, un conto corronte venne aperto al Tesoro dalla Banca.  Si pattuì che le somme da questa anticipate per acquisti di rimesse a vantaggio del Tesoro – il quale doveva provvedere colle anticipazioni statutarie, spinte a più di 100 milioni, al servizio delle cedole per la scadenza di luglio – avessero a fruire di un mite interesse nella misura di 1 %, cioè in una ragione intesa a coprire la Banca della tassa sulla circolazione dei biglietti da essa cavati per conto del Tesoro.  In tal modo, senza alcun effettivo aggravio dello Stato, si consegui lo scarico dell’interesse del 2 ½ %, fissato dall’art. 4 dell’Accordo 15 novembre 1893, sulla quantità di spezziati ritirati in anticipazione, e si potè affrettare l’emissione dei Buoni di cassa da due lire, attesi impazientemente per rifornire la circolazione minuta in alcune parte d’Italia durante la campagna serica e avanti le messi [8].

Anche i detti acquisti vennero fatti rateatamente e frazionati fra i numerosi corrispondenti esteri della Banca d’Italia nel periodo dal 15 giugno al 5 settembre, giorno in cui la Banca stessa ottenne il rimborso intero delle sue anticipazioni.

Così, non ostante la ingente provvista di fondi all’estero occorsa nel giro di pochi mesi, nessuna scossa ebbe a risentirne il mercato italiano.  Il corso dei cambi, nello stesso periodo di tempo, ebbe notevole e progressiva mitigazione.  Anzi, per vari segni, e lecito di arguire che l’esito favorevole della operazione del ritiro dei nostri spezzati abbia esercitato qualche influsso anche sul credito dell’Italia nelle Borse forestieri, mentre con la immobilizzazione delle monete divisionali è stato folta di mezzo una specculazione nociva agli interessi del Tesoro, e si è posto riviro ad una crisi di circolazione interna che agiva come un fattore psicologico negativo sul credito pubblico e quindi sul prezzo dei cambi.

 

V.  Appunti finali

 

L’Italia aveva provveduto altra volta al ritiro dall’estero delle proprie monete divisionali emigrate, in seguito alla prima comparsa dell’aggio, dopo il 1° maggio 1866.

Il 1° gennaio 1880 doveva scadere la convenzione monetaria originale degli Stati latini, sottoscritta il 23 dicembre 1865.  Per la rinnovazione di essa si riuniruno a confernza a Parigi, nel 1878, i rappresentanti di quegli Stati.  In occasione di questa conferenza, e in previsione di un riassetto non lontano della nostra circolazione monetaria, furono presi gli accordi per il rimpatrio delle valute divisionali italiane.  Allora di queste valute non ne circolava affatto in Italia, giacchè alla minuta circolazione, da più anni rimasta priva di ogni segno monetario d’argento, si era provveduto con emissioni di biglietti frazionali da centesimi 50 e da lire una e due per un valsente di 115 milioni.  Sopra una emissione effettiva di 156 milioni di lire in sppezati d’argento, ne esistevano, alle fine del 1878, per 47 milioni presso il Tesoro e gli Istituti d’emissione, e si calcolava che non più di 9 milioni fossero tesaurizzati in Italia.  Cosicchè si riteneva che la somma da ritirare dall’estero avrebbe dovuto ascendere intorno a 100 milioni.

Per l’Accordo 5 novembre 1878, migliorato notevolmente con l’atto addizionale del 20 giugno 1879, la raccolta delle monete doveva durare tutto l’anno 1879, e il conto della immobilizzazione doveva esser dato al 31 gennaio 1880.  Nella ipotesi di una raccolta di 100 milioni, l’Italia doveva rimborsarne 30 nel 1880, e gli altri 70 milioni, in parte egali, negli anni 1881, 1882 e 1883.  Le rimesse per il rimborso potevano essere fatte in oro, in pezzi da 5 lire di argento, in tratte e in Buoni del Tesoro italiano pagabili a Parigi.  Gli interessi per la mora del ritiro delle monete che si supponevano esistere in Francia (87 milioni) furono fissiati, a partire dal 1° gennaio 1880, nella misura di 1 ½ % l’anno; quelli per il ritardo nel paramento delle somme già ritirate nella misura di 2 ½ %.

Questi patti favoravoli rispondono a condizioni di fatto ben diverse da quelle del 1893.  Allora, nel 1878-79, nulla urgeva : la circolazione minuta dell’Italia sufficientemente provveduta di mezzi, e l’accumulamento in cassa delle specie parecchio tempo prima di poterne disporre, data la ragion media dello sconto in Italia, avrebbe cogionato un onere abbastanza grave per il Tesoro per interessi perduti.  Invece nel 1893-94 tutto urgeva.  La raccolta delle specie e il rimpatrio e l’utilizzazione di esse, per emettere in cambio altri segni rappresentativi chiesti con insistenza per soddisfare alle transazioni più comuni della vita, non potevano soffrire indugio : periculum in mora.

Allora, nel 1878-79, si preparava l’abolizione del corso forzoso, e l’operazione degli spezzati si svolse necessariamente in un periodo di cambi decrescenti.  Invece, nel 1893-94, si rientrava di fatto nel corso forzoso, e l’operazione, imposta dalle circostanze in un tempo di cambi rapidamente crescenti, dovette svolgersi quasi per intero in un periodo di aggio alto, che si è venuto lievemente temperando soltanto verso la fine dell’operazione.  Insomma la diversità dei momenti ha determinato la diversità del patti e quella dell’indirizzo e della condotta delle operazioni.

Detto questo, non sarà superflua qualche notizia di fatto intorno ai risultati delle due operazioni.

Come si è accennato, nella Conferenza del 1878, il montare delle monete divisionali italiane possedute della Francia, dal Belgio, dalla Grecia e dalla Svizzera era stato preveduto in 100 milioni di lire, dei quali 87 erano stati attribuiti alla Francia e 13 complessivamente alle altre potenze.  Invece, gli spezzati di cui si ottenne il rimpatrio non superarono la somma netta di L. 78,618,220, la quale corrisponde a circa 50 % della coniazione consentita all’Italia dalle stipulazioni allora vigenti, e cioè di L. 156,000,000.

Nel 1894, il contingente netto delle monete rimborsate dall’Italia è stato di L. 75,186,062.80.  Per cui il rapporto percentuale fra le monete rimpatriate secondo il nuovo Accordo e quelle poste in circolazione ai termini della Convenzione monetaria del 6 novembre 1885, in L. 202,400,000, sarebbe di 31 %.

Se non che al contingente del 1894 sembra opportuno di aggiungere la somma delle monete introdotte dall’estero prima del 25 marzo e accantonate effettivamente del Tesoro, cioè delle monete divisionali non rispese e quindi non riesportate, nè andate a sostituire nei canali della circolazione interna altre monete mandate fuori d’Italia.  Questa somma si può valutare a poco meno di 20 milioni, che, uniti ai 75 rimpatriati per virtù dell’Accordo, formano un totale di spezzati italiani, importati e rimasti al Tesoro, di 95 milioni : quanto dire il 47 % delle monete divisionali coniate ed emesse secondo i patti monetari internazionali.  Questa ragione percentuale si discosta, dunque, assai poco da quella accertata dopo eseguiti gli Accordi del 1878-79.

Notevole è, invece, la differenza che si riscontra fra la vecchia e la nuova operazione nella quantità accertata delle monete mancanti, false o fuori corso.  In occasione delle vecchie operazioni il difalco ascese alla somma cospicua di L. 231,780; mentre le verificazione del 1894 hanno dato per risultato un difalco di appera L. 6,196.  A dare risultati così diversi possono aver concorso varie circonstanze, ma una sta sopra a tutto : quella riguardante il tempo della coniazione e della emissione delle monete divisionali.  Giova, infatti, di rammentare che le monete ritirate in sequito agli accordi del 1878-79 furono tutte battute fra il 1863 e il 1868.  All’incontro nel contingente delle monete divisionali rimesse in circolazione nel 1883 sono compresi 46.4 milioni di spezzati affatto nuovi coniati negli anni 1881 e 1882, 1886 e 1887, e circa 30 milioni di spezzati riconiati fra il 1883 e il 1887.  Il resto era bensì costituito di monete battute prima del 1869, ma di monete sulle quali era già stata sperimentata una scelta accurata.  Aggiungasi che, dal 1878 in poi, tutti gli Stati dell’Unione osservarono più rigorosamente le clausole convenzionali, e che i triages delle valute divennero via via più rigorosi.

In relazione al longo periodo do tempo lasciato all’Italia dagli accordi del 1878-79 per il ritiro delle divisionali accumulate in Francia, la spesa del Tesoro per questo tilolo, non ostante la tenuità della ragione dell’interesse pattuita, ascese a L. 1,631,855.  Gli interessi pagati per l’operazione testè compiuta ascesero a non più di L. 131,162.

Il movimento dei fondi per il rimpatrio del 78.6 milioni raccolti nel 1879 cagionò una spesa complessiva di L. 257,130.  Quello per il rimpatrio dei 75.2 milioni raccolta nel 1894 una spesa di L. 178,653.

In conto della prima operazione non figurano gravami per spese di cambio.  In conto della seconda figura un onere di oltre 8 milioni.  Le cause di questa spesa di gran rilievo furono esposte.  Qui basterà di aggiungere che, mentre nel 1894 è provveduto al rimborsi coll’acquisto effettivo della divisa, salvi pochi milioni liquidati mediante opportune compensazioni; il conto spezzati del 1880 fu liquidato per circa 49 milioni con versamenti degli assuntori del prestito per l’abolizione del corso forzoso, per oltre 27 milioni mediante esportazione di una somma corrispondente in scudi già posseduti dalla Banca Nazionale, alla quale furuno poi dati in cambio valute divisionali rimpatriate [9], e per il resto mediante compensazioni.

Ed ora un cenno riguardo alla consistenza delle valute divisionale italiane.

Alla vigilia dell’abolizione del corso forzoso e prima di cominciare il cambio dei biglietti frazionali, il Tesoro aveva raccolto e poteva disporre, tutt’insieme, di tanta valuta divisionali quanta corrisponde a L. 136,630,000.

Per effetto dell’art. 9 della Convenzione del 6 novembre 1885 furono coniate altre valuta della medesima specie per una somma di L. 32,400,000.

Cosicchè lo stock accertato di spezzati d’argento prima della rarefazione alla quale si è poi dovuto porre riparo ascendeva a 169 milioni, rimpetto al contingente convenzionale di L. 202,400,000.  Onde una differenza in meno fra la circolazione autorizzata e la scorta visibile di circa 33.5 milioni di lire.

Oggidì, come sopra à stato detto, la valuta divisionale raccolta dal Tesoro o giacente presso la Zecca rappresenta un valore di 126.5 milioni; vale a dire 42.5 milioni di meno della cifra del 169 milioni costituiti dalle giacenze del 1883 e dalle coniazioni posteriori.

Se si può ammettere che gran parte, se non la massima parte, della prima differenza, di 33.5 milioni, indichi dispersioni definitive di valuta, segnatamente riguardo alle emissioni fatte prima del 1868, quanda, di fronte al rapporto legale fra l’oro e l’argento, l’argento faveva premio e gli spezzati venivano incettati non ostante la reduzione del titolo; sarebbe difficile l’affermare che la seconda differenza, di 42.5 milioni, rappresenti nella sua maggior parte dispersioni definitive.  Le nuove coniazioni, le riconiazioni e le riemissioni di spezzati sono troppo recenti, e l’argento metallo ha oggidi troppo vil prezzo rimpetto al valor nominale della moneta, per poter fare una simile ipotesi.

Qualche milione di valuta divisionale italiana trovasi ancora di certo nei canali della circolazione francese, ma una somma ben più ragguardevole deve trovarsi in Italia.  Ognuno rammenta le alte lagnanze per l’assoluta mancanza di spezzati d’argento nell’autunno del 1893.  Eppure, d’allora in poi, i dazi d’importazione recarono alle casse del Tesoro circa 30 milioni di lire in monete divisionali.  Le quali non cessano di affluire per questa via, tanto che nel passato mese di marzo ne entrarono ancora per oltre L. 700,000, e l’afflusso, benchè meno abbondante, non accenna a finire.

Tenuto conto degli spezzati passati in Zecca, abbiamo già uno stock di 16.5 milioni di monete in eccedenza del contingente di biglietti frazionali fissato in 110 milioni; e quella somma andrà gradatamente crescendo, cagionando al Tesoro una perdita di interessi non trascurabile.

A ogni modo, la crisi della minuta circolazione, che, in qualche momento e in qualche luogo, minacciò persino di turbare l’ordine pubblico, fu superata con sufficiente rapidità, osservando sempre strettamente la lettera e lo spirito dei patti monetari internazionali.

Il ritiro e l’accantonamento degli spezzati d’argento hanno messo l’Italia in una situazione migliore di fronte a’ suoi confederati monetari, così nella ipotesi di una durata sine die della convenzione in vigore, come in quella di un dissolvimento eventuale della Unione latina.  Anzi, come V. E. accennò alla Camera dei Deputati e al Senate del Regno quando fu discusso l’Accordo del 15 novembre 1893, il rimpatrio compiuto dei nostri spezzati d’argento reca quest’altro grande vantaggio, che qualora, non per volere dell’Italia, ma per avvenimenti impreveduti e per l’azione di uno qualsiasi degli Stati soscrittori della convenzione, si dovesse procedere alla liquidazione delle specie d’argento, una parte ragguardevole delle conseguenze finanziare immediate che seco addurrebbe per noi il dissolvimento delle vecchia Unione sarebbe sin d’ora scontata.

 

PROSPETTI  STATISTICI

ALLEGATI  ALLA  RELAZIONE  SUL  RIMPATRIO  DELLE  MONETE  DIVISIONALI  DI  ARGENTO

Allegato I : Spedizioni di monete divisionali della Svizzera e rimborsi dal 25 marzo a tutte il 30 giugno 1894

Data dello invio Somma spedita Data del rimborso Somme rimborsato Modo del rimborso
oro biglietti delegazione sulle Poste

30/3
6/4

11/4
16/4
20/4
23/4
27/4
1/5
7/5
10/5
15/5
17/5
22/5
25/5
28/5
31/5
5/6
8/6
11/6
12/6
15/6
23/6

500,000
500,000

500,000
500,000
500,000
500,000
500,000
500,000
500,000
500,000
500,000
500,000
500,000
500,000
500,000
500,000
500,000
500,000

500,000
500,000
500,000

3/4
9/4

16/4
18/4
26/4
30/4

5/5
11/5
14/5
19/5
25/5
27/5
31/5
1/6
7/6
11/6
12/6
18/6
14/6
18/6
23/6



250,000
500,000

500,000

500,000
500,000


500,000

500,000

500,000

500,000

250,000
250,000
500,000

500,000
250,000


500,000

500,000


500,000
500,000

500,000

500,000

500,000

500,000

























500,000
Delegazione sui Rothschild
Delegazione sui Rothschild
Spedizione in oro del Tesoro
Spedizione in oro del Tesoro
Delegazione sui Rothschild
Versamento a Berna della Banca d’Italia
Chèque sur Berna
Spedizione in oro del Tesoro
Versamento a Berna
Delegazione sui Rothschild
Chèque su Parigi
Versamento a Berna della Banca d’Italia
Chèque su Parigi
Spedizione in oro del Tesoro
Chèques su Parigi e su Berna
Spedizione in oro del Tesoro
Chèque su Parigi
Spedizione in oro del Tesoro
Chèque su Parigi
Spedizione in oro del Tesoro
Versamento a Berna della Banca d’Italia
Versamento a Berna della Banca d’Italia
Apertura di credito
   

10,500,000

   

5,250,000

4,750,000

500,000  

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Allegato II : Spedizioni di monete divisionali della Svizzera e rimborsi dal 1° luglio al 31 decembre 1894

Data dello invio Somma spedita Data del rimborso Somme rimborsato Modo del rimborso
oro biglietti delegazione sulle Poste

3/7
13/7
24/7
2/8

19/9
5/11

600,000.—
500,000.—
500,000.—
260,000.—

500,000.—
158,579.90

3/7
23/7
25/7
16/8

19/9
10/11


500,000

115,000
145,000

79,290








79,289.90
600,000

500,000


500,000

Apertura di credito
Spedizione in oro del Tesoro
Apertura di credito
Spedizione in oro del Tesoro
Spedizione in spezzati di conio svizzero
Apertura di credito
Versamento a Berna della Banca d’Italia
Chèque su Berna
 

2,518,579.90

 

839,290

79,289.90 1,500,000  

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Allegato III : Immobilizzazioni di monete divisionali italiane nel Belgio.  Spedizioni del Belgio in Italia e versamenti del Tesoro dal 25 marzo a tutte dicembre 1894

Somme immobilizzate Invii di monete in Italia Fondi provveduti Differenze alla fine di mese Deficit accertati per monete
Data Montare Situazione alle fine de mese Data Montare Situazione alle fine de mese Data

Montare

Situazione alle fine de mese fra le somme immobilizzate e i fondi provveduti fra le somme spediti in Italia e i fondi provveduti false man- canti fuori corso Totale
12/5


31/5
6/6

11/6

15/6
30/6
6/7

19/7

20/7
30/7
31/7
4/8


31/8

1/9

30/9
500,000



500,000

500,000

500,000

500,000

500,000

500,000
500,000

500,000




441,500

 



500,000





2,000,000






4,000,000



4,500,000



4,941,500
29/5


31/5
15/6

22/6

29/6
30/6
14/7





31/7
2/8
11/8
26/8
31/8

8/9

30/9
350,000



650,000

165,000

595,000

355,000






575,000
736,000
196,000


1,078,000
241,500
 



350,000





1,760,000






2,115,000



3,622,000



4,951,500
26/5
19/5
30/5
31/5
22/6
23/6
29/6
30/6


5/7
6/7
6/7
23/7
23/7


8/8
9/8
17/8
29/8
31/8
13/9
27/9
 

250,500
50,000
200,000

250,000
190,000
60,000
165,000


70,000
145,000
380,000
155,000
200,000


497,500
77,500
736,000
196,000

1,078,000
241,500
 




500,000





1,165,000






2,115,000




3,622,000


4,941,500






+ 830,000






+ 1,885,000




+ 878,000



– 150,000





+ 595,000














 
4.50





3.50


5.50
2.50






30.50
4.50
16.—


54.20
2.10
 
6.—





1.50


5.—







72.50
12.—
11.30


42.20
12.—
 






3.—


4.50
1.—






81.50
0.50
15.50


30.10

 
10.50





8.—


15.—
3.50






184.50
17.—
42.80


126.50
14.10
 

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Allegato IV : Immobilizzazioni di monete divisionali italiane in Francia.  Spedizioni dalla Francia in Italia e versamenti del Tesoro dal 25 marzo a tutte il giugno 1894

Somme immobilizzate Invii di monete in Italia Fondi provveduti Differenze alla fine di ciascun mese
Data Montare Situazione alle fine de mese Data Montare Situazione alle fine de mese Data Montare Situazione alle fine de mese fra le somme immobilizzate e i fondi provveduti fra le somme spediti in Italia e i fondi provveduti
11/4
18/4
25/4
30/4
2/5
9/5
16/5
23/5
30/5









31/5
6/6
13/6
20/6
27/6




30/6

5,042,588.—
2,703,296.60
2,829,443.20

3,864,918.30
2,356,139.90
3,843,732.30
2,684,108.50
2,991,437.20










2,583,638.30
2,546,248.80
2,457,805.90
3,050,907.10




 

 


10,575,327.80














26,315,664.—








36,954,264.10
 

26/4

2/5
4/5
10/5
29/5










31/5
13/6
19/6
26/6





30/6
 

6,000,000

2,000,000
2,575,000
3,000,000
2,650,000











3,350,000
4,835,000
5,405,000





 
 


6,000,000














16,225,000








29,815,000
 
28/4
30/4

1/5
2/5
4/5
5/5
8/5
15/5
17/5
18/5
23/5
26/5
28/5
29/5
30/5
31/5

1/6
11/6
12/6
14/6
15/6
16/6
27/6
30/6
 

 
200,000
2,500,000

1,000,000
4,200,000
1,100,000
2,075,000
2,400,000
1,500,000
1,500,000
312,500
1,000,000
87,500
500,000
1,500,000
2,000,000
325,000

100,000
60,000
400,000
1,000,000
2,000,000
530,000
1,560,000
4,500,000
 

 


2,700,000














22,200,000








32,350,000
 


+ 7,875,327.80














+ 4,315,664.—








+ 4,604,264.10
 


+ 3,300,000














– 5,975,000








– 2,535,000
  36,954,264.10     29,815,000     32,350,000      

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Allegato V : Immobilizzazioni di monete divisionali italiane in Francia.  Spedizioni dalla Francia in Italia e versamenti del Tesoro dal 1° luglio al 31 dicembre 1894

Somme immobilizzate Invii di monete in Italia Fondi provveduti Differenze alla fine di ciascun mese
Data Montare Situazione alle fine de mese Data Montare Situazione alle fine de mese Data Montare Situazione alle fine de mese fra le somme immobilizzate e i fondi provveduti fra le somme spediti in Italia e i fondi provveduti
Riporto del 1° semestre 36,954,264.10 Riporto del 1° semestre 29,815,000.— Riporto del 1° semestre 32,350,000.— + 4,604,264.10 - 2,535,000.—
4/7
11/7
18/7
25/7








31/7
1/8
8/8
16/8
22/8
29/8



31/8
6/9
12/9
20/9
27/9


30/9
3/10
10/10
17/10
24/10
31/10
2/11
8/11
21/11
30/11

 
2,631,890.30
2,138,196.90
2,478,088.60
3,728,153.40









4,804,537.80
1,779,714.10
1,328,881.90
683,406.30
27,261.60




112,586.60
67,107.90
172,000
192,000



2,441.50
1,000.—
68,265.10
30,701.60

3,000.—
16,000.—
2,712.60


 
 











47,930,573.30








56,554,375.—






57,098,069.50




57,200,477.70



57,222,190.30

 
10/7
27/7










31/7
6/8
21/8






31/8
1/9
18/9
27/9



30/9

6/10
19/10
25/10
31/10
3/11
15/11

30/11
1/12
31/12

3,645,000.—
3,425,000.—











3,264,000.—
4,804,000.—







8,922,000.—
2,859,069.50
172,000.—





194,441.50
1,000.—
68,265.10

30,701.60
19,000.—


2,712.60
 

 











36,885,000.—








44,953,000.—






56,906,069.50




57,169,776.10



57,219,477.70

57,222,190.30
4/7
6/7
7/7
11/7
12/7
17/7
17/7
18/7
18/7
20/7
20/7
26/7
31/7
2/8
16/8
17/8
22/8
25/8
27/8
29/8
31/8
31/8
6/9
7/9
10/9
14/9
20/9
27/9
30/9
5/10
12/10
20/10
26/10
31/10
2/11
16/11

30/11
3/12
 

40,000.—
1,000,000.—
80,000.—
1,000,000.—
1,420,000.—
1,120,000.—
50,000.—
500,000.—
60,000.—
72,500.—
40,000.—
50,000.—

1,500,000.—
1,300,000.—
1,700,000.—
500,000.—
1,750,000.—
2,000,000.—
750,000.—
1,500,000.—

2,500,000.—
500,000.—
2,707,500.—
1,500,000.—
870,000.—
48,000.—

192,000.—
511.—
1,000.—
68,265.10

30,701.60
19,000.—


2,712.60
 













37,782,500.—








48,782,500.—






56,908,000.—




57,169,776.10



57,219,477.70

57,222,190.30












+ 10,148,073.30








+ 7,771,875.—






+ 190,069.50




+ 30,701.60



+ 2,712.60

 












– 897,500.—








– 3,829,500.—






– 1,930.50










 
  57,222,190.30     57,222,190.30     57,222,190.30      

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Allegato VI : Spedizioni di monete divisionali dalla Francia — Tesorerie destinatarie — Deficit accortati nelle verificazione e accreditamenti al Tesoro

Data dell’avviso di spedizione Somme spedita Tesoreria destinataria Data della verifica Montare delle somme ricevuti Déficit constatati per monete Totale accreditate al Tesoro Montare delle somme riconosciute
false mancanti fuori corso
26/4
4/5
4/5
10/5
29/5
13/6



19/6




26/6




10/7

27/7


6/8


21/8


1/9
18/9

27/9
6/10
19/10
25/10
8/11
15/11
1/12
14/12

6,000,000.—
2,000,000.—
2,575,000.—
3,000,000.—
2,650,000.—
3,350,000.—



4,835,000.—




5,405,000.—




3,645,000.—

3,425,000.—


3,264,000.—


4,804,000.—


8,922,000.—
2,859,069.50

172,000.—
194,441.50
1,000.—
68,265.10
30,701.60
19,000.—
2,712.60
9,988.70

Centrale
Id.
Id.
Id.
Id.

Padova
Pavia
Verona
Torino
Udine
Centrale
Parma
Vicenza
Napoli
Padova
Centrale
Napoli
Parma
Cremona
Pavia
Centrale
Napoli
Central
Id.
Id.
Porto Maurizio
Napoli
Venezia
Parma
Centrale
Id.
Id.

Porto Maurizio
Centrale
Id.
Id.
Id.
Id.
Id.
Id.
Id.
3/8
8/8

25/8
15/9
31/10
12/10
2/11
3/12
31/10
3/10
3/10
28/11
13/12
31/10
3/10
17/1
16/1
28/11
31/1
16/10
8/2
1/12
1/12
1/12
27/12
14/2
30/11
7/2
11/12
5/1
5/1
5/1
7/1
7/1
7/1
7/1
7/1
7/1
7/1
16/2
6,000,000.—
4,575,000.—

3,000,000.—
2,650,000.—
350,000.—
1,000,000.—
1,000,000.—
1,000,000.—
835,000.—
1,000,000.—
1,000,000.—
1,000,000.—
1,000,000.—
405,000.—
1,000,000.—
2,000,000.—
1,000,000.—
1,000,000.—
645,000.—
3,000,000.—
1,300,000.—
125,000.—
2,000,000.—
264,000.—
1,000,000.—
2,000,000.—
804,000.—
1,000,000.—
3,000,000.—
8,922,000.—
1,859,069.50
1,000,000.—
172,000.—
194,441.50
1,000.—
68,265.10
30,701.60
19,000.—
2,712.60
9,988.70
60.—
100.50

106.50
96.50
10.—
23.50
18.—
55.—
43.—

48.—
92.50
20.—

45.—
42.50
27.—
39.—
15.50
146.—
23.50
6.—
141.50
7.—
6.50
71.50
37.50
70.—
97.50
468.40
64.—

5.—






63.—
39.—

96.50
52.—
2.50
10.—
50.—
16.50
15.50

7.—
29.50
115.—
4.—
14.50
122.—
4.—
32.—

96.50
125.—
5.50
114.50
6.—
14.—
279.20
8.10
9.—
256.—
312.60
32.50
24.—
7.10






 
116.—

7.50
66.—
2.—
2.—
6.—
27.—
4.50

4.50
141.50
167.—

7.50
860.50
1.—
5.—
2.—
19.—
53.—

11.—
0.50

251.50
6.—
6.50
13.—
28.—
0.50
15.—







123.—
255.50

210.50
214.50
14.50
35.50
74.—
98.50
63.—

59.50
263.50
302.— *
4.—
67.—
1,025.—
32.—
76.—
17.50
261.50
201.50
11.50
267.—
13.50
20.50
602.20
51.60
85.50
366.50
809.—
97.—
39.—
12.10






5,999,877.—
4,574,744.50

2,999,789.50
2,649,785.50
349,985.50
999,964.50
999,926.—
999,901.50
834,937.— 1,000,000.—
999,940.50
999,736.50
999,698.—
404,996.—
999,933.—
1,998,975.—
999,968.—
999,924.—
644,982.50
2,999,738.50
1,299,798.50
2,124,721.50

263,986.50
999,979.50
1,999,397.80
803,948.40
999,914.50
2,999,633.50
8,921,191.—
1,858,972.50
999,961.—
498,097.40






  57,232,179.—     57,232,179.— 1,986.90 1,963.— 1,824.— 5,773.90 57,226,405.10

*  Nella cifra de L. 302 sono comprese L. 76 per monete di rame sostituite a quelle d’argento in una spedizione da Bordeaux.

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Allegato VII : Spese eccorse per l’esecuzione dell’Accordo monetario 15 novembre 1893

Spese per la provvista dei fondi

Commissioni a case bancarie corrispondenti del Tesoro
Commissioni a corrispondenti della Banca d’Italia
Cambio
Interessi 1% alla Banca d’Italia per anticipazioni di fondi

Spesi di cui all’art. 4 dell’Accordo monetario

Interessi in conte corrente cogli Stati Esteri

Spesi di cui all’art. 9 dell’Accordo monetario

Rimborsati agli Stati esteri

Spese di trasporto (concentrazioni, imballaggi, ecc.)
Spese di stampa ed affissioni
Spese di cernita e contazione

Spese fatte nel Regno

Spese di trasporto
Spese di immobilizzazione
Spese di contazione e verifica



Assegnazioni di bilancie

Esercizio 1893-94
Esercizio 1894-95

Spese effettive (conosciute a tutt’oggi 15 maggio 1895)

Economia sul capitolo 138bis del bilancio 1894-95



16,372.50
33,668.75











10,211.80
6,993.50
56,963.37



168,441.48
45,254.18
16,824.84

Totale spese effettive












50,041.25
8,038,155.08
23,646.01











74,168.67





230,520.50





5,000,000.—
5,000,000.—








8,111,842.34



107,516.17













304,689.17

8,524,047.68




10,000,000.—

8,524,047.68

1,475,952.32

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[1]   Al 31 gennaio 1894, la Cassa speciale dei biglietti di Stato poteva mettere a disposizione delle Tesorerie tutti i 30 milioni di buoni di una lira.  Invoce le monete divisionali raccolte nelle casse del Tesoro rappresentavano il valore di L. 22,776,144.  Soltanto nel mese di marzo le valute divisionali immobilizzato pareggiavano la quantità dei buoni di cassa disponibili.

[2]   Stante le difficoltà affacciate dal Governo Francese, tale somma fu poi compresa nel riparto fatte il 18 settembre dal Governo stesso fra il Belgio, la Francia e la Svizzera, secondo gli art. 4 e 5 dell’Accordo.

[3]   A modificazione della somma in monete divisionali raccolte dalla Svizzera pervenne, nella prima decade di novembre, dal Ministero francese, la notifica di una ulteriore immobilizzazione, da parte del Governo federale, per L. 158,579.90.  Di questa tardiva denuncia si è detto più supra.

[4]   Riguardo alle indicata spesa, è da notare che il Tesoro italiano ha corrisposto alle nostre Società ferroviarie, che ne rimborsarono poi le Società francesi per il percorso rispettivo, l’intero ammontare delle spese di trasporto, ad ogni spedizione, sensa esigere che tali spese fossero anticipate da quel Governo e quindi da esso a noi addebitate nel conto corrente di cui al già citato art. 9, come se ne avrebbe avuto il diritto.

[5]   Il risultato di questa prima verifica giunse in buon punto per dissipare le voci raccolte della stampa, che accennavano alla esistenza di una ingente quantità di divisionali italiane così abilmente contrafatte e in condizioni tali di peso e composizione di poter trarre in inganno i più esperti e venire accolti senza sospetto nelle Casse pubbliche degli Stati dell’Unione latina.  Le preoccupazioni sorte da codeste notizie fantastiche non furono estranee alle vive sollecitazioni rivolte al Tesoro dal Ministero delle Finanze a Parigi, ed anche in via diplomatica, per mezzo dell’Ambasciatore della Repubblica a Roma, allo scopo di conoscere al più presto i risultati delle verificazioni per i primi invii.

[6]   Le cifre riportate vennero già depurate dagli scarti rinvenuti nel corso della verificazione.

[7]   Sui 28.6 milioni di spezzati introdotti nel Regno, con pagamento, prima che abbia avuto esecuzione l’Accordo di Parigi, circa 9 milioni furono rimessi in circolazione.

[8]   Situazione degli spezzati d’argento e dei Buoni di Cassa alle fine dei mesi di giugno, luglio e agosto 1894 :

Data

Argento divisionali di conio italiano essistente nelle Casse del Tesoro Buoni di Cassa spediti dall’officina carte-valori di Torino alla Cassa Speciale Buoni di Cassa emessi
30 giugno 1894
31 luglio 1894
31 agosto 1894
61,254,519
73,465,181
90,042,759
56,000,000
78,000,000
90,000,000
55,819,838
69,967,738
85,187,638

[9]   Nel 1889 la Banca Nazionale nel Regno forni al Tesoro L. 27,250,470 in pezzi da 5 lire d’argento, mandati in Francia.  Alla Banca venne dato in cambio una somme corrispondente in monete divisionali, aumentata di 10 %.  Queste divisionali furono poi ritirate nel 1882 e sostituite con pezzi di 5 lire, nella somma indicata, raccolti col prestito dei 644 milioni.

 
 

 

 

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